La sua memoria era andata in loop, parola più bella da pronunciare che da scrivere. La sua felicità era vivere a contatto con frutta e verdura. Per lei era la stessa sensazione che hai quando fai un viaggio: vuoi vivere con le stesse abitudini che hai vissuto. Il tempo si dilata, non hai problemi di orari e obblighi, vivi, mangi, parli senza rete, quello che hai in mente lo realizzi subito. Ma, non potendo fare tutto ciò, si beava tra gli ortaggi. Dove trovarli a Milano in agosto? Al solito posto, il supermercato. Di solito la prima corsia, le cassette in ordine, le insalate, la riccia, stronzetta, presuntuosa e frivola, la lattuga timida e chiusa. Tutte avevano la propria personalità e il proprio carattere. Ma anche tra loro, come in tutte le società che si rispettino, esistevano conflitti, prevaricazioni, invidie, amori e felicità.
Quel pomeriggio, appena entrò nel reparto, capì subito che qualcosa non andava: le carote esperte e famose cantanti, erano mute e pallide, le melanzane, discrete ballerine, ferme e indifferenti, il pomodoro, con il suo vestito colorato e profumato, aveva un'ammaccatura su una guancia. Sì, la situazione era tesa, a chi rivolgersi se non alla barbabietola, la più pettegola? Una sfigata e bruttona. Nel mondo la mangiano in tre, e quei tre sono brutti e miseri come lei. Il pasticcio era nato da una vecchia storia, avvenuta anni prima, tra il peperone e la fragola, una relazione durata poche stagioni: si innamorarono a luglio e il grande amore finì in novembre, con una pioggia sottile e continua, lui la accompagnò a casa per non rivederla mai più. Dopo poco, nacque l'asparago. La sua fragilità era evidente, senza una famiglia, con una madre occupata a tirare avanti senza l'aiuto di un compagno, crescendo non trovò nessuno a cui lasciare i suoi ricordi, visto che non ne aveva. Finché, un giorno, si buttò in una padella, cercando di avere un sorriso dalle patate che stavano friggendo, le quali non se lo pensarono nemmeno di striscio, occupate a scoppiettare allegramente. Infatti è risaputo che la patate hanno una sensibilità di un pezzo di quartirolo. Insomma, la fragola tornò al supermercato, tutti gli altri si chiedevano come mai, visto che non si faceva vedere da tempo. Il primo ad accoglierla fu il sedano. Con la sua aria da prete di campagna iniziò a parlare in maniera monotona di argomenti come l'universo, l'evoluzione, l'estinzione dei dinosauri, l'accoppiamento tra il cordon bleu e il broccolo, la famiglia dei bulloni con i rapanelli. Il sedano era un cagasentenze, non approvava le unioni tra esseri uguali o diversi, lui aveva un solo credo: il mondo dei sedani, in tutte le salse e di tutti i colori. Quindi, il resto del mondo lo considerava "diverso" e pericoloso. Per la sua innata presunzione non ebbe mai molti amici, a parte qualche scorza nera. La fragola lo ascoltò, più per educazione, e lo liquidò dicendo:
«Non esistono più le mezze stagioni»
Lui appagato dalla frase, si rivolse alle sue amiche scorze nere, conversando di ciliegie viste alla stazione. Le pesche, belle morbide e tonde, sarebbero da dipingere con i loro culoni perfetti, capirono subito che la fragola aveva dimenticato qualcosa, ma cosa? Il suo libretto di ricette di fragole, crostata di fragole, bavarese di fragole, macedonia di fragole, mousse di fragole, fragole e panna…, circa mille ricette raccolte in tutta la sua vita, ma dove poteva essere? L'unico che poteva rispondere a questa domanda era lui: il melone, il quale vivendo quasi in simbiosi con il suo amico carciofo, per storie di vagabondaggio e clandestinità, non si scompose alla domanda:
«Hai per caso visto il mio libretto rosso?»
Continuò a giocare a carte con il solito gruppo: carciofo, cavolo nero e banana. La fragola salutò tutti, capendo che non avrebbe mai ritrovato il suo libretto di cose perdute.
Ecco, aveva passato il suo pomeriggio in loop, come del resto tutti i giorni, aveva ritrovato le storie e i colori di tutti i giorni, senza soluzione né morale come un bottone scompagnato.
Perché a Milano muore sempre il rosmarino?
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